Nuovi business, Panda Bond, porti tra Italia e Cina

di Paolo Falliro

Il dado è tratto. Italia e Cina hanno avviato una nuova stagione dei loro rapporti bilaterali, dopo le firme del memorandum tra i vertici dei rispettivi governi. Al di là delle considerazioni generali, è utile capire, nel merito e nella geopolitica, cosa succederà da domani.

Anche perché il tema del posizionamento dell’Italia sullo scacchiere euroatlantico, legato a Nato e Usa, impone una serie di considerazioni di ampio respiro.

Partiamo dai capitoli di accordo. Le singole intese toccano la firma tra Cassa depositi e Bank of China per un partenariato strategico che finanzierà le imprese italiane in Cina, con l’emissione dei Panda bond. Sempre Cassa depositi ha raggiunto con Snam un accordo con il Silk Road Fund. Eni ha siglato un memorandum con Bank of China per indagini in Cina a caccia di idrocarburi. Ansaldo stringe una collaborazione tecnologica con Ugtc, Shanghai Electric e Benxi Steel per fornire alcune turbine. Trieste e Genova sono interessate ad una trasformazione dei porti grazie al colosso delle costruzioni Cccc. Suning che possiede il club di calcio dell’Inter si occuperà di una piattaforma di promozione dello stile di vita italiano in Cina.

Il gruppo Danieli ha firmato un contratto con China Camc Engineering per l’installazione di un complesso siderurgico in Azerbaijan. L’Agenzia spaziale italiana realizzerà con la controparte cinese un satellite per la rilevazioni geofisiche. La Sicilia esporterà le arance rosse, poi anche altro food italiano arriverà a Pechino come la carne suina congelata e il seme bovino. Anche la comunicazione e i media protagonisti, con un accordo tra Rai e China Media Group, ie uno tra Ansa e l’agenzia stampa di Stato Xinhua.

Il tema più spinoso è quello legato alle telecomunicazioni, con il dossier Huawei che ha sollevato l’allarme dei servizi italiani e le increspature nei rapporti con la Casa Bianca. Washington, dove il sottosegretario Giancarlo Giorgetti è stato ricevuto nelle scorse settimane per una serie di incontri di primo livello, teme che la contaminazione tra informazioni sensibli, nuovi vettori comunicativi e intrecci legati alla geopolitica possano influire sul posizionamento italiano nell’alleanza euro atlantica. Il Pentagono lo ha detto a chiare lettere: potrebbe mutare la volontà politica di condividere alcune informazioni con i servizi italiani dopo che nel Memorandum sono presenti accordi che vanno dalla sicurezza all’aviazione, dalle tecnologie aerospaziali alle infrastrutture, dalla logistica ai trasporti marittimi

Numerosi sono gli analisti che hanno manifestato preoccupazione e prudenza soprattutto sul settore che investe il 5G. Uno di questi, l’analista Antonio Talia, ha messo l’accento sulle intenzioni cinesi di legare la propaganda all’intelligenza artificiale e la tecnologia militare a quella civile, senza dimenticare la cosiddetta “trappola del debito” se Pechino dovesse intervenire nel corposo debito italiano. Di contro, altri rapporti italo-cinesi sono saldi da tempo: come la partnership sportiva con il gruppo Suning che ha acquistato il club dell’Inter.

Nel mezzo una considerazione strutturale. Se all’Italia manca ormai da anni una vera politica industriale, delle due l’una: o si ricomincia da zero oppure si cercano alleanze.

twitter@PrimadiTuttoIta

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