Per un’Europa che parli la lingua dei popoli (e non solo dell’euro)

Di Raffaele Fitto *

Quando nel 2015 decisi, unico europarlamentare italiano, di lasciare il Partito Popolare Europeo per iscrivermi al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) francamente, neppure nelle più rosee previsioni, avrei mai immaginato che a distanza di cinque anni ne sarei diventato il co-presidente e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, il presidente del partito.

Confesso, non fu una scelta facile, semplificando potrei dire che lasciavo la maggioranza per passare all’opposizione, in una famiglia politica che si dichiarava eurocritica perché contrastava le politiche economiche della commissione europea guidata da Junker che profetizzava un regime di austerità e una “gabbia” di regole che, secondo me, soffocavano la crescita, anziché favorirla come era necessario.

Fin dall’allora avvertivo la necessità di una decisa inversione di rotta che fosse riconoscibile soprattutto nella difesa dei nostri interessi nazionali. L’ECR (sia come partito sia come gruppo parlamentare) rappresenta, perciò, un luogo politico che potrebbe essere definito una sorta di terza via: fra chi vuole uscire dall’Europa e chi supinamente accetta i suoi diktat ci siamo noi che vogliamo rinegoziare i Trattati, ripensare le fondamenta stesse dell’Unione, facendo tesoro degli errori commessi.

Ora a tutto questo lavoreremo con più autorevolezza e vigore grazie all’elezione all’unanimità di Giorgia Meloni a presidente della grande e importante famiglia politica dei Conservatori Europei. Un risultato per nulla scontato e che proietta la leader e Fratelli d’Italia sul palcoscenico politico internazionale, ora l’Italia avrà un ruolo fondamentale nelle sedi competenti e i nostri valori e principi potranno avere più spazio nella politica internazionale.

Un risultato al quale, abbiamo lavorato, ma che giunge al termine di lungo e lungimirante percorso iniziato nel novembre del 2018 con l’adesione di Fratelli d’Italia ad ECR, una scelta premiante sia a livello nazionale sia a livello europeo. Tant’è che al rinnovo dell’Europarlamento (maggio 2019) Fratelli d’Italia elegge ben 6 esponenti, diventando così la seconda delegazione all’interno del gruppo, una crescita che ha visto la mia elezione a co-presidente del gruppo (insieme al polacco Ryszard Legutko) e ora l’elezione di Giorgia a presidente del partito.

E’ evidente che la dimensione politica con la quale oggi ci confrontiamo assume una più grande importanza dal punto di vista europeo. Ci sarà tantissimo da lavorare sia come gruppo europeo, sia come partito e dovremo farlo in sinergia per rilanciare l’idea di un’Europa confederale, ovvero di un’altra Europa che sia rispettosa della sovranità degli Stati nazionali, che abbia fra i suoi principi la difesa dei suoi confini e la sicurezza, ma che abbia sia capace di difendere anche la sua identità culturale, le sue tradizioni, la sua religione, il suo modello socio-economico e il suo modello di mercato.

I partiti che compongono ECR sono in tal senso “sovranisti”, nel senso che desideriamo far parte di un’Europa che non parli solo la lingua dell’euro, ma anche quella dei popoli. Con Giorgia lavoreremo per un programma che abbia delle linee guida (condivise) sull’utilizzo dei Recovery Fund (per cominciare), sulle politiche migratorie, sulla difesa dei confini, sui rapporti internazionali , sulla questione demografica, sull’ ambiente (Green, per intenderci senza forzature ideologiche ) , ma anche la difesa delle eccellenze che sono il fiore all’occhiello della produzione dei singoli Paesi.

Sì c’è tanto lavoro da fare in Europa per l’Europa. E per un ‘Italia più forte in Europa!

* europarlamentare e co-presidente dell’ECR

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