La lezione del Ctim per la (sorda) politica italiana

liberidi Roberto Menia

Come avevamo previsto sin dal primo numero di questa testata, la vicenda delle elezioni dei Comites si è rivelata un clamoroso fallimento per la banda Renzi & Co: intere circoscrizioni consolari prive di liste e candidati, percentuale insignificante di iscritti a votare (proprio il 2% come avevamo predetto) e dunque ingloriosa e precipitosa retromarcia del governo che posticipa le elezioni ad aprile. Eppure, oltre i flop governativi, nell’attesa delle elezioni primaverili all’estero, per quanto ci riguarda abbiamo buoni motivi per sorridere, guardare avanti e, perché no, qualcosa da insegnare.

Nelle scorse settimane, un importante personaggio dell’area Pd, ci diceva con una certa sorpresa “l’esame delle liste presentate nel mondo ci dicono che dopo di noi ci siete voi ”. Ed è vero. Per consistenza, liste presentate, canditati espressi, dietro al corpaccione della sinistra (di questi tempi vincente) ci siamo “noi”: non come “pluralia maiestatis” ma con il simbolo del Ctim, orgoglioso presidio della destra in ogni continente. Si son invece perse o quasi le tracce degli azzurri o dei bianchi nel mondo, le espressioni locali o sub continentali sono rimaste tali e non hanno varcato l’oceano.
Quasi senza accorgercene, con il “vecchio” Ctim abbiamo realizzato un piccolo miracolo, quello cioè di rimettere assieme , nel nome di una storia e di una visione volontaristica e patriottica, tanti uomini e donne – divisi nel recente passato da scelte e posizioni – che ora hanno ritrovato il senso di un cammino comune. All’estero, in pratica, siamo stati più bravi e veloci che non in Italia, dove la destra appare ancora troppo frammentata, inconcludente, divisa in troppi rivoli rancorosi e litigiosi.

Una sterilità confermata anche dalle recenti elezioni regionali dove Renzi è apparso nuovamente mattatore, Grillo ha perso lo smalto di qualche tempo fa (e perde o caccia pure deputati e senatori), la Lega di Salvini (demagogo capace di far dimenticare in fretta i ladrocini in salsa padana) è avanzata al grido di “no Euro no immigrati” puntando a scendere ben oltre il Po, mentre Forza Italia ha confermato il trend a precipizio. Solo briciole per Fratelli d’Italia, cui il simbolo di AN formato “bonsai” non ha portato in dote le messi di un tempo, ma piuttosto perplessità e rancori.

E allora un auspicio per il Natale che si avvicina: vorrei che la lezione del Ctim facesse riflettere tutti coloro che ancora credono che in Italia un destra politica, sociale, nazionale e popolare, si possa ricostruire unita. Facciamo tra noi una sorta di ’”amnistia Togliatti”: basta con i rimpalli di accuse, colpe, torti veri o presunti, chi vuol dare ed ha da dare lo faccia. Rimettiamo assieme le buone energie, le facce pulite, mettiamoci idee e anime per ridare uno spazio ed un futuro alla destra italiana. Io credo che si possa e si debba fare.

twitter@robertomenia

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