Puff, l’Unione non c’è più. Si vede solo un fantasma per l’Europa

Ido3di Antonio Triolo

Di fronte al tema migranti l’UE continua a dimostrare tutti i suoi limiti. Divisa tra le spinte buoniste di chi spaccia un evento tragico per opportunità (con tesi francamente risibili che vanno dal “ci pagano le pensioni” al “noi non facciamo figli, meno male che li fanno loro” passando per lo storico “fanno i lavori che noi non vogliamo fare più” declinato in un’Europa di disoccupati) e le pulsioni di chi preferisce alzare muri lasciando ad altri il ruolo di diga, la questione sta frantumando gli ultimi resti di una costruzione strutturalmente disfunzionale. Le estreme propaggini di una pseudo-sinistra progressista giustificano culturalmente (coscientemente o meno poco importa) la creazione di “eserciti industriali di riserva” utili a nuove svalutazioni salariali e rimozioni dei diritti sociali mentre altri, da Merkel a Orban, vivono l’Unione Europea come una “Fattoria degli Animali” orwelliana in cui tutti sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. In spregio ai trattati che vedono i confini di paesi come Grecia ed Italia come confini europei la cui difesa e gestione dovrebbe essere impegno comune, furbescamente provano a lasciare agli stati “esterni” l’arduo compito ed i relativi problemi mentre da anni violano o eludono sistematicamente le regole (in parte certo assurde) con comportamenti che vanno dallo sforamento del surplus al dumping sociale passando per il mantenimento di un vantaggio competitivo come la propria sovranità economica e monetaria all’interno del mercato comune. Prima o poi qualcuno dovrà prendere atto che l’Unione Europea non c’è più: l’Ue è un fantasma che si aggira per l’Europa.

Il tema va comunque affrontato su un piano internazionale. Nessuno ha da solo forza e mezzi di risolvere la questione. Il blocco di Schengen trasforma interi stati Ue in campi profughi e la chiusura delle “rotte di terra” trasferisce i flussi incoraggiando viaggi disperati via mare. I muri nel breve funzionano per alcuni ma, per quanto alti, non reggono a lungo e quest’opzione non è comunque replicabile lungo le coste. A nessuna democrazia sarebbe, deo gratias, possibile a pagare “il prezzo politico” di migliaia di persone lasciate scientemente affogare davanti alle spiagge di Lampedusa o di Lesbo. Se i campi profughi circondati da filo spinato sono orrendi e commuovono la gente i cimiteri lo sono certo di più.
Inoltre gran parte dei migranti non ha nessuna intenzione di restare in Italia o in Grecia ma mira a raggiungere gli Stati del centro e nord Europa. I profughi veri e propri infatti sono un’assoluta minoranza tra coloro che arrivano. La stragrande maggioranza migra per motivi economici ed a questi, pur provando umana pietas, il diritto d’asilo non spetta. Occorre quindi distinguere tra profughi da accogliere e migranti economici giunti illegalmente sul nostro territorio (a tutti gli effetti clandestini) da respingere.

Solo che, una volta arrivati, i rimpatri diventano una chimera. Identificare gente senza documenti che spesso dichiara false generalità è già un rompicapo e quando ci si riesce servono poi, per rimpatriarli, accordi bilaterali che non è nell’interesse dei loro stati d’origine sottoscrivere e rispettare. Si parla, al contrario, perfino di nazioni che aprono le galere ed indicano la via del mare a detenuti e sgraditi per sgravarsi dai costi sociali ed economici del loro mantenimento.
In tutto questo non si dovrebbe dimenticare l’origine dei mali: le “primavere arabe” eterodirette, la destituzione di Gheddafi e la pervicace volontà di deporre Assad in Siria sono solo gli ultimi atti di una sistematica destabilizzazione del quadro politico che ha trasformato l’area in un inferno da cui fuggire.
Occorre quindi prendere atto che servono soluzioni straordinarie per stabilizzare l’area ma, nel breve, è urgente limitare i flussi di quei migranti che non siano definibili profughi. Una proposta per risolvere l’impasse potrebbe essere quella di creare dei centri di permanenza temporanea direttamente in territorio nordafricano o mediorientale. Isole sicure controllate da forze internazionali in cui i richiedenti asilo possano recarsi senza pagare trafficanti d’uomini o rischiare la vita in mare, ed ivi presentare la propria richiesta d’asilo direttamente per il Paese in cui aspirano a trovare rifugio. Gheddafi Assad

Negli stessi luoghi, senza bisogno di accordi bilaterali si potrebbero respingere i clandestini che giungessero sul nostro territorio. Un’operazione del genere scoraggerebbe i viaggi delle “carrette del mare” e le intrusioni sul suolo europeo e condividerebbe i costi economici di quest’evento epocale tra tutta la comunità internazionale in cui paesi che hanno creato i presupposti per questa tragedia si sono oggi lavate le mani di fronte alle conseguenze del perseguimento spietato dei loro interessi politici ed economici.
Se qualcuno ha proposte migliori le faccia ma si smetta di nascondere la testa sotto la sabbia perché prima o poi il problema toccherà tutti e forse, a quel punto, sarà troppo tardi per affrontarlo restando umani.

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