Sul nuovo numero: Terza Repubblica. E adesso?

Benvenuti nella Terza Repubblica è il titolo scelto per il nuovo numero di questo mensile, uscito in ritardo per attendere il responso delle urne.

“Sono sempre di più, e non è uno slogan. – si legge nel fondino di apertura – Se ne vanno dallo Stivale: lasciano il Colosseo e la Torre di Pisa, le Langhe e la Valpolicella, il Tigullio e le isole, la Madonnina e le Dolomiti, la Sila e il Salento, l’Emilia e la Romagna, la Marsica e l’Irpinia. Sono i giovani italiani, che magari nemmeno hanno votato, o forse sì. Non hanno valige di cartone, ma zaini in fibra hi tec, con dentro laurea, master, (a differenza dell’ormai ex ministro dell’istruzione), un padio di pc e a volte anche moglie e figli. E’a loro che va il primo pensiero a urne chiuse, quando è ormai chiara la composizione del nuovo Parlamento. Saremo ficcanti e petulanti, costanti e imperterriti nel chiedere alla politica della Terza Repubblica di occuparsi di loro. E dei nostri connazionali che hanno scelto di vivere all’estero: con le loro esigenze, i desideri, i sogni e le aspirazioni. Senza retorica, ma con un decalogo di cose da fare. E fatte per bene”.

Da segnalare sul nuovo numero il fondo di Roberto Menia sugli scenari del post voto, il polemicamente di Francesco De Palo dedicato alla classe dirigente che non c’è, il caso Ema con l’Italia ancora una volta arrivata seconda, la battaglia di Lepanto e i rischi di una Turchia spinta da un nuovo neo ottomanesimo, il ricordo del petroliere della Milano Bene Gianmarco Moratti.

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