Coronavirus in Svizzera, dove impera un modello misto Svedese/Italiano

Hanno risposto in tantissimi all’appello di PrimadiTuttoItaliani ai connazionali sul come fare una donazione e su come nei cinque continenti si convive con il Covid. Pubblichiamo il quarto contributo, di Pasquale Di Raimo. 

Continuate a scriverci e a raccontarci le vostre giornate all’indirizzo primadituttoitaliani@gmail.com.

 

Il primo caso di Coronavirus in Svizzera risale al 25 febbraio: un cittadino che era stato a Milano qualche giorno prima. Ultimamente si è saputo che altri casi risalgono anche in quel periodo provenienti da Germania, Austria e Francia. Mentre scrivo questo articolo, dopo 40 giorni, i casi accertati sono 19.410 in tutta la Confederazione e i morti 582 (IV Paese al Mondo). I Cantoni piu colpiti sono nella Svizzera Italiana il Ticino il cantone più vicino alla Lombardia, con 2377 infettati e 155 morti, nella Svizzera Francese, Vaud (3796-107) e Ginevra (2845-67) e Zurigo nella Svizzera Tedesca (2323-36)

LE MISURE

In Svizzera, Scuole, Università, Ristoranti, Bar, Centri Commerciali. sono stati chiusi il 18 marzo, ma le restrizioni per la cittadinanza non sono troppo severe anzi blande: è permesso uscire di casa e le imprese possono (devono) lavorare, ma rischiano di dover chiudere se non rispettano gli standard di igiene e distanziamento sociale. I cantieri nella Svizzera tedesca sono tutti aperti (90% lavoratori stranieri e tanti precari malpagati e sfruttati dalle agenzie interinali) dove è impossibile rispettare le misure di sicurezza come in tante fabbriche, Berna dice che possono lavorare se rispettano tali norme ma i controlli sono pochi, mentre i loro capi lavorano comodamente da casa facendo Homeoffice. La stessa cosa negli uffici cantonali e federali. Nei supermercati che sono aperti le cassiere hanno solo guanti ma non mascherine, adesso hanno un vetro di plastica ma sappiamo che il virus vola.

Sono rimasti aperti i negozi di generi alimentari, i take-away, le mense aziendali, i servizi di fornitura di pasti e le farmacie, le stazioni di servizio, le stazioni ferroviarie, le banche, gli uffici postali, gli alberghi e gli uffici della pubblica amministrazione ed i corrieri postali che lavorarano anche di domenica per consegnare alla popolazione gli ordini fatti online.

Le persone continuano ad andare a lavorare anzi devono, possono passeggiare e fare attività fisica all’aperto. Sono però vietati assembramenti di più di 5 persone e tutti devono rispettare la distanza di sicurezza di due metri. La multa per chi non rispetta queste restrizioni è di 100 franchi svizzeri, poco meno di 100 euro. Insomma un modello misto Svedese/Italiano teso per lo piu a salvare l’economia e la grande finanza e multinazionali che desta molta preoccupazione nella popolazione di madrelingua italiana e francese.

IL CANTONE ITALIANO RIBELLE

Il Ticino è anche l’unico Cantone in cui sono stati presi provvedimenti più severi rispetto a quelli Federali: dal 22 marzo sono chiuse per legge le aziende e i cantieri, ed è stato chiesto alla popolazione di ridurre al minimo gli spostamenti e alle persone con più di 65 anni o con problemi di salute di stare in casa ed è inoltre vietato uscire per fare le spesa. Le restrizioni per risolvere la crisi sanitaria sono di competenza del Governo centrale, e la decisione del Ticino di introdurre provvedimenti più rigidi rispetto a quelli del resto della Confederazione è diventato oggetto di un contenzioso tra il Cantone ribelle italiano e Berna dove la maggioranza dei Ministri sono di ceppo tedesco che guarda piu’ all’Economia.

Temono infatti che la chiusura delle aziende in Ticino possa causare una crisi economica in tutto il paese anche perché il Ticino possa invogliare a fare lo stesso i cugini della Svizzera Francese di ceppo latino come i Ticinesi.

Dopo che il Ticino ha seguito la via autonoma, Berna per evitare una dolorosa frattura tra il Cantone italiano e il resto del paese ha deciso di autorizzare il Ticino a muoversi autonomamente per le limitazioni ordinate in determinati settori dell’economia. Lo scorso 3 Aprile in conferenza stampa il consigliere federale Berset ha ribadito e puntualizzato per quanto concerne il divieto per gli over 65 di andare a fare la spesa che «la misura è contraria all’ordinanza federale, ma in Ticino c’è una situazione particolare”.

Lo stesso per quanto riguarda la chiusura momentanea del Tunnel del Gottardo per Pasqua (richiesta lanciata a Berna da tanti sindaci e politici ticinesi) per evitare ai confederati svizzerotedeschi che hanno le seconde case e turisti d’oltralpe di contaminarsi ed espandere ancora di piu’ l’epidemia: “La chiusura del Gottardo è impensabile: il tunnel serve al passaggio delle merci e la circolazione delle persone. Il Ticino è parte della Svizzera e una chiusura sarebbe un segnale catastrofico. Anzi, dobbiamo creare unità”.

LA PREOCCUPAZIONE

La decisione del governo federale di non imporre misure restrittive rigide come quelle di altri stati europei più colpiti, dove i cittadini possono uscire di casa solo per un numero ristretto di motivi, divide la popolazione svizzera. Da un lato, le zone della Svizzera tedesca si mostrano allineate con le autorità, dall’altro nella Svizzera francese e nel Canton Ticino, dove la situazione è più grave, sono nate diverse proteste e alcuni cittadini hanno lanciato una petizione per chiedere il confinamento totale anche in Svizzera. Altresì sono molto preoccupate anche le tante comunità di stranieri ivi residenti quali gli italiani, spagnoli, francesi, tedeshi ed austriaci vedendo la differenza tra la Svizzera ed i loro paesi di origine

LA SANITÀ IN SVIZZERA

Daniel Koch, responsabile della Divisione Malattie trasmissibili all’Ufficio federale della sanità pubblica e uno dei principali riferimenti ufficiali nella gestione dell’emergenza, ha detto alla televisione svizzera: “Inaspriremo forse ancora un po’ le misure, ma lo scopo non è di andare fino al confinamento. Le misure che adottiamo devono corrispondere alla nostra cultura, alla nostra società e alla nostra democrazia. Non siamo la Cina e non vogliamo diventare un regime totalitario”. Il ministro della sanità Alain Berset ha detto alla stampa che il governo teme che restrizioni troppo rigide possano spingere le persone a non rispettarle.

In Svizzera la preoccupazione che il sistema sanitario possa non reggere risale al 17 marzo, nove giorni fa, quando i contagiati erano 2.600 e Daniel Koch aveva espresso la preoccupazione che se non si fosse ridotta la velocità del contagio gli ospedali svizzeri sarebbero collassati nel giro di dieci giorni. La Svizzera ha circa 8 milioni e mezzo di abitanti e ha a disposizione fino a 1.200 letti in terapia intensiva, ma Koch ha detto che il vero limite sono la scarsità di personale ospedaliero e di attrezzature salvavita come i ventilatori, mascherine e medicinali provenienti dalla Cina. Finora in Svizzera sono stati effettuati 107mila test, circa 7mila per milione di abitanti. Il ministro della Sanità Alain Berset ha detto che la Svizzera è tra i paesi che hanno effettuato il maggior numero di test in percentuale per identificare la presenza del virus nella popolazione. Oltre 300.000 Frontalieri provenienti da Italia, Francia, Germania e Austria quotidianamente attraversano i confini, di questi oltre 30.000 lavorano nella Sanità; Dottori e Infermiere e tanti

sono agli arresti domiciliari nel senso che devono rimanere in Hotel vietandogli di ritornare al loro paese per paura che il loro paese di provenienza li precetti. Il consigliere federale Ignazio Cassis (Esteri) ha spiegato: “Lavoriamo con i Paesi confinanti affinché non precettino il loro personale sanitario. Circa il 50% del personale sanitario a Ginevra e il 20% in Ticino è frontaliere. Fondamentale è dunque il dialogo con Francia e Italia perché queste persone possano continuare a lavorare nelle nostre strutture”. Attualmente, ha aggiunto Cassis, una quarantina di cittadini francesi è curata negli ospedali svizzeri e sono in corso contatti anche con le autorità italiane per far arrivare alcuni pazienti dalla Penisola.

IL CASO AGUZZI 

Nella Svizzera Tedesca è successa una cosa inaudita: un virologo di fama mondiale, doppio cittadino italiano/svizzero, Adriano Aguzzi collega di Roberto Burioni che lavora all’ospedale universitario di Zurrigo, da piu’ di un mese lancia l’allarme: ma né il Consiglio Federale né gli imprenditori hanno voluto ascoltarlo perché secondo loro era allarmista ed eè stato addirittura minacciato nella Svizzera tedesca.

Qui il suo appello: https://www.youtube.com/watch?v=DzHA-IgAaiI

LE MISURE ECONOMICHE

Lo scorso 20 marzo il Consiglio Federale ha annunciato un pacchetto di 42 miliardi di franchi (circa 40 miliardi di euro), che si vanno a sommare ad altri 10 miliardi già sbloccati in precedenza, come sostegno federale alle aziende che stanno risentendo della crisi dovuta alla pandemia. 40 miliardi stanziati in forma di crediti a interesse zero (rimborsabili in 5 anni) e fideiussioni solidali a sostegno delle PMI, che potranno richiedere alle Banche prestiti garantiti dallo stato per risolvere problemi di liquidità e compensare le entrate mancanti. Sotto pressione dei Sindacati sono state introdotte anche nuove misure a sostegno dei dipendenti che devono stare a casa (Lavoro ridotto tipo cassa integrazione), dei lavoratori autonomi (assegno di 3200 CHF) e aiuti tipo credito da rimborsare, e dei disoccupati (proroga di 120 giorni in piu’).

Nota dell’autore: articolo scritto con alcui dati ripresi da ilpost.it (pdr)

Leggi anche:

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Qui Argentina, di Gustavo Velis 

Storie di Covid: Angelo Piovan da Porto

 

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