Polemicamente: Ue, Montenegro e vecchi merletti

Euro-Crisi

di Francesco De Palo

Adenauer, Spinelli, De Gasperi, Schumann: in comune avevano lo status di padri dell’Europa. Ma se oggi avessero diritto di tribuna sarebbero autori di sole sollineature blu, per un’Unione che continua a non fare tesoro dei propri errori. Essere europeisti, a maggior ragione in questi anni, significa avere a cuore le sorti del Vecchio continente, quindi avanzare una critica il più possibile costruttiva e di merito alla governance di Bruxelles.

Il caso del Montenegro è lì a rappresentare, in tutta la propria interezza, il corto circuito degli euroburocrati. Il governo guidato da Milo Djukanovic, un passato dominato dalle accuse di contrabbando milionario di sigarette avanzate dalle procure italiane di Bari e Napoli, è oggi l’osservato speciale dell’Ue che in un report dedicato elenca tutte le criticità lì presenti: giustizia inesistente, altissima corruzione, rischio di legittimità per le elezioni appena svolte, diritti umani ancora in secondo piano, atteggiamenti ambigui con le aziende internazionali che operano.

Senza dimenticare i giornalisti scomodi fatti tacere, come l’assassinio nel 2004 di Duško Jovanović, direttore del quotidiano Dan su cui ancora si indaga. Insomma, ce ne sarebbe abbastanza per essere cauti, invece sembra proprio che nel 2019 il Montenegro sarà un altro membro dell’Ue, nonostante deficienze multilivello. Come scrisse Remi Brague, “così, se tutto è detto, restano mille cose da fare”. Appunto.

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