Stalin e i gulag: se i perbenisti dimenticano i massacri veri…

di Claudio Antonelli

Chi dimentica il passato? Costantemente ci è proposto l’obbligo di ricordare certe tragedie storiche affinché il passato non ritorni. Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo. Una sua variante: la storia ripete se stessa la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

Condannati a ripetere il passato. Ma quale passato? La storia si ripete. Ma quale storia? Un avvenimento, un fatto, un episodio? O l’insieme degli avvenimenti storici di un dato periodo, di un’intera epoca? Dovremmo allora costantemente ricordare i bombardamenti atomici sul Giappone, il massacro degli indiani d’America, gli schiavi africani, il genocidio armeno, le guerre di religione, l’imperialismo sovietico, i continui interventi armati americani.

Non basterebbero i giorni dell’anno per queste rievocazioni che non dovrebbero trascurare nessuna atrocità. Ma almeno cosi’ nulla piu’ d’orribile si ripeterebbe.

In realtà, la cosa non funziona. Un paio di esempi. Dopo il crollo del comunismo, la Jugoslavia si è disgregata nel sangue con tremendi scontri tra le sue componenti etniche. E ricalcando direi fedelmente un suo copione antico, a me particolarmente familiare. L’Occidente si ostina a voler imporre agli altri la sua religione dei diritti umani, e lo fa attraverso le canne dei fucili, gli aerei e i droni da bombardamento, vedi l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia.

Il catechismo dell’Islam promuove la guerra di religione, eppure noi accogliamo col cuore in mano l’Islam dei “disperati”. L’immunizzazione attraverso il parlare sarebbe forse possibile se ci fosse un rapporto fisso tra cause ed effetti. Ma è quasi impossibile risalire alle cause di certi risultati, di certi effetti, di certe conseguenze.

Ogni evento storico provoca una serie di effetti che si mescolano agli effetti causati da altri eventi. Insomma è molto difficile stabilire il grado di similitudine tra due eventi distanziati nel tempo. Non vi sono formule matematiche applicabili alla storia, dove regna l’imprevedibilità.

La storia in realtà non si ripete. E oltre tutto se un evento funesto sembrasse ripetersi, esso sarebbe una tragedia anche la seconda volta, e non una farsa come suggerisce invece il detto di Marx.

L’individuo, certamente, dovrebbe cercare di conoscere la storia, ma soprattutto dovrebbe applicarsi a non ripetere i tanti errori, non storici ma umani, che lui commette con assiduità. Ma c’è gente che continua a fumare pur conoscendo i guasti alla salute che il fumo procura. E così si dovrebbe smettere di mangiare troppo perché l’obesità ci danneggia. Ma vi alzate voi da tavola prima di sentirvi sazi? No? Neppure io, ma sarebbe utile farlo. Gli automobilisti italiani dovrebbero tutti guidare tenendo la cintura di sicurezza allacciata. Ma lo fanno?

Ma quali sono gli antecedenti storici di certi avvenimenti odierni che noi temiamo stiano per avvenire con tragiche conseguenze sul presente e sul futuro di tutti noi?

Il furbo italiano (e non solo l’italiano), pesantemente condizionato dall’ideologia, abile nel fiutare il vento e gran campione del “parlare per parlare”, non si sbizzarrisce nei suoi accostamenti storici; ma segue il copione stabilito dai padroni del discorso, i quali applicano una serie di rigorosi filtri al passato, e ci bombardano quotidianamente con continui allarmi su cose che da tempo non esistono più.

Ma solo a voler sfumare certe verità rivelate con i suoi annessi dogmi si rischia l’accusa di revisionismo, e anche peggio.

Il nostro, sempre al passo coi tempi, avrebbe certamente fatto parte ieri del coro di quei cattivi che lui oggi condanna. Oggi unisce invece la propria voce al coro odierno, diretto ormai da altri maestri. Ed è il Bolero di Ravel.

“Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo.” La storia ripete se stessa “la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Oggi è il pensiero unico (lo spirito dei tempi) a stabilire cosa occorra ricordare in quel marasma di violenze, sopraffazioni, ingiustizie che ha accompagnato la storia dell’uomo dai tempi di Adamo ed Eva fino ai nostri giorni. E che non ha rispettato nessun continente, popolo, tribù.

Attraverso le citate frasi fatte si vogliono attribuire ai nostri avversari di oggi le storture compiute da altri in quel lontano passato che noi crediamo di ricordare così bene.

Cosa volete, alla gente piace lanciare anatemi su avvenimenti trascorsi da decenni o da secoli e che non c’entrano assai poco con quanto sta avvenendo oggi, ma che sono molto utili per il discorso moralistico-ideologico che si vuole “portare avanti” a tutti i costi. Da qui anche il continuo antifascismo a tutto campo proclamato dai discendenti di un popolo di ex camicie nere.

Il Nostro è convinto di aver capito tutto dell’oggi e dell’ieri, e ciò gli dà la sensazione inebriante di avere il vento della storia nelle vele. Sensazione che ogni buon intellettuale di sinistra aveva fino a ieri, quando prospettava i tribunali del popolo per il futuro degli italiani. Oggi si è riciclato in un mondialista antipopulista che ama l’umanità come più non si può, ma che odia a morte gli estremisti che non condividono questa sua travolgente passione per il “Diverso”.

La sacrosanta volontà di mai più ripetere le leggi razziali e la Shoah non dovrebbe necessitare di cori infiniti. Ma continua ad essere affermata in uno straordinario crescendo alla Bolero di Ravel.

Il sacrosanto “Never again”, cui tutti noi aderiamo con la mente e col cuore, non ha impedito né il lancio delle bombe atomiche sulla popolazione civile giapponese, né la lunga teoria d’interventi militari e di guerre condotte dal dopoguerra fino ad oggi, né che i gulag sovietici continuassero la loro attività anche dopo la fine della guerra, né che metà Europa cadesse sotto le grinfie sovietiche.

Né ha impedito agli Hutu di massacrare i Tutsi, né a Pol Pot di eliminare una parte del suo popolo, né a Mao di devastare la Cina. Né alle nostre Brigate Rosse di processare e uccidere i nemici del popolo. Né tampoco ai nostri sinistri di applaudire questi loro eroi.

Il dittatore comunista cambogiano ha operato senza suscitare eccessivi allarmi in Occidente, anzi trovando solidarietà e simpatie presso certi progressisti nostrani, intrisi di spirito rivoluzionario, ed ammalati di uguaglianza ad ogni costo.

E incapaci di capire il presente, proprio perché rimasti immobili, in trance, a presidiare le barricate del passato contro i cattivi di un tempo, morti e sepolti, e di cui è stata stramaledetta la memoria. E ai quali si è automaticamente associati, venendo tacciati di pericoloso revisionismo, a voler modificare una sola virgola alla vulgata del lieto fine della seconda guerra mondiale.

Ma sì ricordiamoci del passato, e assieme al nazismo, e al Mein Kampf, condanniamo quel degenerato marxismo-leninismo (il socialismo reale) in virtù del quale sono stati imprigionati, terrorizzati, massacrati milioni di esseri umani. Né dimentichiamo gli stermini di gente inerme, di qualunque orientamento politico e di qualunque identità nazionale siano stati i loro perpetratori.

Insomma, se dobbiamo basarci sul passato, prendiamo tutto il passato, senza fare più distinzioni né tra i vari campi della morte né tra gli incolpevoli massacrati. E non limitiamoci al tempo di guerra, perché quelli comunisti hanno prosperato anche in tempo di pace.

E soprattutto cessiamo di considerare come nostro manuale di storia quella fabbrica di ruoli etnici e di verità assolute che è Hollywood, diretta da produttori e registi gran campioni d’incassi e insuperati maestri di effetti speciali. I quali, si ignora perché, non si sono mai interessati né a Stalin né ai gulag.

twitter@PrimadiTuttoIta

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